Battesimo di Gesù Cristo (J.B. Wicar)
Sul primo altare, a sinistra della navata principale, si trova una tela legata a J.B. Wicar, il “Battesimo di Gesù Cristo”, commissionata dal Capitolo nel 1826 e portata a termine in seguito da Decio Trabalza (1835).
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Sul primo altare, a sinistra della navata principale, si trova una tela di J.B. Wicar, il “Battesimo di Gesù Cristo”. Il quadro venne commissionato dal Capitolo della cattedrale nell'anno 1826. Tra la commissione e l'esecuzione passarono dieci anni: intanto il Wicar morì (1834), per cui il lavoro venne portato a termine, per volontà dello stesso artista di Lilla, da un discepolo folignate, Decio Trabalza (1835).
In verità, il Wicar s'era impegnato a terminare l'opera in cinque anni, però il Capitolo della cattedrale aveva pianto miseria e aveva offerto al pittore la somma di seicento scudi, utili a coprire soltanto le spese vive del lavoro, senza onorario per l'artista. Nel documento di contratto si legge che le richieste del Capitolo erano mosse dalla “celebrità del nome del sig. cavalier Giambattista Wicar” e dall'ammirazione per le “diverse sue produzioni di pitture esposte già al pubblico, e che hanno riscosso l'applauso universale”; però “le molteplici spese avute per la rinnovazione di detta chiesa, e i scarsi fondi, che vi erano per condurla al suo termine” non permettevano al Capitolo di offrire un prezzo proporzionato all'opera (ARCHIVIO DEL DUOMO, Sez. A, fasc. 24, n. 565).
Comunque il quadro, anche se in ritardo, si fece, e in definitiva s'intona bene, con lo stile neoclassico della chiesa. Nel quadro non mancano anche segni e rimembranze dell'opera analoga del bolognese G. Reni, il “Battesimo di Gesù”, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ci fu chi osservò nell'abbigliamento degli angeli “piuttosto che l'eleganza dell'arte greca, i capricci della moda parigina”.
È opportuno ricordare il terribile bombardamento di Foligno del 18 marzo 1944, quando un grappolo di bombe aprì una voragine nella parete e nel pavimento della cattedrale, tra questo quadro e quello del Gandolfi: ambedue le tele vennero miseramente stracciate. Se ora le si rivede integre, ciò lo si deve al priore Botti Veglia e al sovrintendente A. Bertini Calosso che vollero un restauro accurato, quando molti lo ritenevano impossibile.
In fondo alla tela è possibile ancora riconoscere lo stemma familiare di una nobile famiglia folignate: i Berardi. Infatti, a condurre le trattative col Wicar fu incaricato dai Canonici il priore Feliciano Berardi, uno degli ecclesiastici più notevoli della Diocesi folignate nel secolo scorso. Il Berardi fu oltre che pio, <amante delle belle lettere >, come si espresse il Faloci (1914), e senza dubbio fu un committente che discusse con l'artista sui contenuti dell'opera e sui suoi profondi significati teologici.