Cattedrale di San Feliciano Museo digitale

Parte esterna

Le due facciate della Cattedrale custodiscono simboli, iscrizioni e sculture che raccontano secoli di storia: dal portale romanico della facciata minore alle integrazioni novecentesche della facciata maggiore, con rosone, mosaico e portone bronzeo.

Facciata minore

Il tema del portale (1201) è “Cristo signore del tempo” (Cronocrator): dodici segni dello zodiaco e dodici stelle richiamano i mesi dell’anno, mentre sole e luna alludono al ritmo del giorno e della notte. Al centro dell’allegoria, Cristo in gloria e la Madonna affermano la centralità del sacro nel fluire del tempo.

La decorazione intreccia simboli cosmici e biblici: dalla vite (immagine della Chiesa e di Cristo) alle figure di Eva e Maria, che aprono le “due epoche” della storia dell’umanità.

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Il tema dello stupendo portale della facciata minore (1201) è “Cristo signore del tempo” (Cronocrator). Troviamo, nelle decorazioni, oltre le dodici stelle e i dodici segni dello zodiaco, simbolo dei dodici mesi dell'anno, anche il sole e la luna a significare il giorno e la notte, i segni delle dodici ore del giorno attorno al sole, i simboli dei quattro evangelisti, penduli dallo zodiaco, a ricordare le quattro stagioni. Attorno al sole, la bella scritta si compone di diverse parole indicanti il tempo (anno, sidera, sol, luna, tempora). Ebbene al centro di questa grande allegoria del tempo, troviamo Cristo; la sua immagine è posta a metà dello zodiaco, tra il segno della Vergine (settembre) e quello della Bilancia (ottobre); accanto al Cristo in gloria, c'è la Madonna, anch'essa aureolata. La stessa centralità del sole, in cima al portale, significa la centralità di Cristo, chiamato sole che sorge (Lc. 1,78).

I segni dello zodiaco vanno qui letti in maniera atipica, da destra verso sinistra, cioè dal segno dell'Ariete a quello dell'Acquario; c'è un significato in questa priorità dell'Ariete, perché questo segno comprende anche il giorno 25 marzo, in cui si ricorda l'Annunciazione dell'Angelo a Maria; quindi l’Ariete è il primo segno dell'anno, perché vi cade il concepimento di Cristo.

Il tema della vite, che adorna il portale in due bande decorative, si armonizza col tema generale del Cristo signore del tempo. La vite, può allegoricamente essere anche la Chiesa, infatti, essa è Cristo stesso (Gv. 15, 1-6) ma vitalmente legata al Vignaiolo divino (Mt. 21, 33 s.); in ogni caso, questa vite simbolica produce i frutti dodici volte l’anno (Apc. 22,2), richiamando nuovamente la complessa allegoria del numero dodici (dodici sono i segni dello zodiaco, dodici le ore del giorno attorno al sole, dodici le stelle che ornano il portale). I raccoglitori d'uva sono i cristiani stessi; sulla prima banda decorativa del pilastro di sinistra, si possono vedere tre raccoglitori curiosamente in bilico sui tralci della vite, col loro cestello. A stemperare la serietà del tema religioso; per esempio, sulla banda dei tralci della vite, curativa del pilastro di destra, si può vedere una scena di caccia, con un grande uccello preso al collo da un laccio ritorto, mentre un cane è riuscito a chiudere il becco del volatile in un morso potente, e ora tira con tutta la forza al di là del laccio, per cui il collo del volatile sembra allungarsi a dismisura.

Altri giochi in pietra si ritrovano nel cornicione di mezza facciata, al disopra del portale. Vi sono per esempio la scena della volpe astuta che si getta in terra rossa per sembrare ferita e sta lì fermissima, finché qualche uccello incauto si avvicini e naturalmente la volpe gli salterà addosso; questa stessa scena della volpe, è presente nelle facciate di S. Pietro di Spoleto e di S. Rufino di Assisi (J. Esch, 1981). Sempre nel cornicione, all'estrema sinistra svetta un lungo drago, che purtroppo ha perduto una zampa e mostra una figura che, seppur logorata dalle intemperie, ancora incuriosisce per la lunga coda che capricciosamente termina con le sembianze di un papero.

Tornando al portale, nel sottarco campeggiano due figure che a differenza delle icone imperiale e vescovile, le quali non intervengono nel significato teologico-allegorico della composizione, risultano essenziali per la comprensione di tutto il portale. Esse sono Eva e Maria; Eva appare avvolta dal serpente, che sembra sogghignare per la vittoria riportata sulla donna; invece Maria è incoronata come regina, ha dietro le spalle l'albero di Iesse su cui si posa una colomba, a indicare la profezia di Isaia: <Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici, Su di lui si poserà lo spirito del Signore...> (Is.11,1s.).

Inoltre Maria tiene in mano un bastone che termina con un breve supporto, su cui si posa una seconda colomba, a indicare la realizzazione della profezia precedente, come si legge nel vangelo di Luca: <Non temere, Maria... Lo Spirito Santo si poserà su di te > (Lc.1,30.35).

Sia Eva che Maria sono legate al grande tema del tempo, perché Eva iniziò i tempi antichi della storia, mentre Maria Iniziò i tempi nuovi; le due donne aprirono le porte alle due grandi epoche dell'umanità.

L’architettura del portale minore è romanica; l'Autore è ignoto, tuttavia Faloci (1903) ipotizzò i nomi di Binello e Rodolfo. Autori anche del portale di S. Michele della vicina Bevagna, perché le somiglianze dei due portali non sono poche. Le pietre principali di questa sono il calcare bianco e la pietra rossa del Subasio. Una grande cornice, ornata di sculture simboliche e di tre grifi e un leone aggettanti, divide la facciata in due parti. Tra gli elementi plastici della cornice, spicca un orante a braccia levate, che senza dubbio deriva da un monumento altomedievale; altre decorazioni discordi, questa volta di epoca romana, troviamo sulla destra della stessa cornice.

La parte più alta della facciata presenta un rosone principale, due rosoni secondari, una loggetta decorativa, dove sono più evidenti i restauri dell’architetto folignate Vincenzo Benvenuti (1903-4). Le bifore risalgono al primo Quattrocento. Nella parte inferiore della facciata, domina il portale col suo accentuato cromatismo "a scapito del plasticismo concreto del primo romanico" (A. Prandi, 1979).

Avvicinandoci al portale, notiamo le cinque zone decorative; quella più esterna è musiva, e vi leggiamo la scritta del 1201 attorno al tonsole: ANNO DNI MCCI M. IUNII SIDA SOL LUNA MOSTRAT SUA TPA PURA ("Nel giugno del 1201 le stelle, il sole, la luna svelano i loro tempi puri"). Il significato pare misterioso; forse vi si deve leggere che i tempi astrali, puri e perfetti, influiscono sui contaminati tempi terreni, risanandoli e salvandoli; il Rutili Gentili (1839) vi rilevò la soddisfazione del comune di Foligno per la conquistata libertà; oppure più probabilmente il significato è religioso, nel senso che Cristo (il sole), la Madonna (la luna), gli apostoli (le dodici stelle) costituiscono la perenne rivelazione della santità più pura e della benignità provvidente.

La seconda zona decorativa consiste in una curva di dodici stelle radiate, con al centro il graffito della luna; segue una zona arcuata di tralci di vite, che partono dalla base (si noti che i tralci di destra risultano molto più geometrici e stilizzati degli altri).

La quarta zona si compone di una mezza colonna rosea, che fa tutto il giro del portale. Nella zona centrale spiccano lo zodiaco e i simboli dei quattro evangelisti, e dove i girali di vite, particolarmente curati, incorniciano alcune sculture simboliche.

Infine una seconda scritta, assai più piccola della precedente, visibile soltanto nelle giornate di sole, è situata nel capitello dello stipite destro, e recita: ELMUS FULGINENSIS ET NUCER ECCLESIE EPS HOC OPUS FIERI FECIT ("Anselmo. vescovo di Foligno e di Nocera, volle quest'opera"). La scritta è frammentaria, senza dubbio la parte mancante al nome stesso di Anselmo è dovuta allo scavo del capitello, per dare spazio al portone. Si fa dunque riferimento al vescovo Anselmo degli Atti (1155- 1201), che ebbe la fortuna di unire il proprio nome a questa facciata minore del duomo, opera tra le più belle che la città conservi.

Facciata maggiore

Nella facciata maggiore si leggono i segni dei restauri del primo Novecento: il portone di bronzo (1904) e il mosaico (1903) convivono con elementi medievali, come la lunga iscrizione del 1133 su pietra bianca.

Tra portale, archetti e rosone si intrecciano simboli civici e memoria storica: giglio e croce di Foligno, epigrafi, e una composizione che restituisce alla facciata ripristinata un forte sapore di Medioevo.

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Nella facciata maggiore si riscontrano i segni più evidenti dei grandi restauri di questo secolo. L'imponente portone di bronzo venne fuso nel 1904 nelle locali officine Dell'Orso: si noti che vi si alternano i due simboli di Foligno: il giglio e la croce. Tra il portale e gli archetti (disegnati, insieme al rosone, dall'architetto restauratore, il folignate N. Brunelli) figura una lunga iscrizione del 1133, su pietra bianca.

In cima alla facciata spicca il grande mosaico disegnato da un artista locale (C. Botti, 1903), col Cristo benedicente, S. Feliciano, S. Messalina e, in basso, papa Leone XIII, donatore del mosaico. In definitiva, l'opera d'arte più bella in questa facciata, è ciò che è rimasto del XII secolo, l'iscrizione dedicatoria. Le lettere sono nitide, perfette, classiche; la linea è osservata rigorosamente; gli spazi sono ben misurati.

Ma il contenuto di questa iscrizione fa disperare per la difficoltà di lettura; soprattutto due punti risultano ancora oggi enigmatici. Un primo enigma si ha nella prima parte dell'iscrizione, che dice: ANNO MILLENO CENTENO TER MONO DENO HAEC DOMUS ALMA PATRIS CU SANCTO FLAMINE NATI TEMPESTATE FAMIS NIMIE CEPIT RENOVARI ("Nell'anno 1133 questa alma Casa del Padre e del Figlio con lo Spirito Santo, in tempo di grande carestia cominciò ad essere rinnovata"). Come esser sicuri che le parole TER MONO DENO significhino il numero 33? Lo Iacobilli (1626) vi lesse il numero 29; Rutili Gentili (1838) interpretò 39; Gnoli (1907) preferì 30; Faloci (1879 ecc.) ed altri stabilirono 33 perché secondo loro TER MONO DENO significherebbe "tre volte undici".

La questione rimane ancora oggi in sospeso, anche perché nella seconda parte dell'epigrafe, si fa il nome di papa Callisto II, che pontificò dal 1119 al 1124; Faloci risolse il problema ipotizzando che papa Callisto venne ricordato a proposito dell'inizio dei lavori di ricostruzione del duomo, non per la fine di essi.

Il secondo enigma si ha nella seconda parte dell'iscrizione: A DOMI NO PRESULE MARCO FACTO CALIXTO EXTITIT VIR MAGNUS ACTO LOTHOMUS CHOMARCUS OUOS XRISTUS SALVET BENEDICAT ADIUVET AMEN ("dal signor vescovo Marco, dopo il pontificato di Callisto II; presiedette l’illustre Atto architetto sovrintendente: che Cristo li salvi, benedica, aiuti. Amen"). Ma questa traduzione suppone che le parole VIR MAGNUS ACTO LOTHOMUS CHOMARCUS si riferiscano ad una stessa persona; a proposito di ciò c'è molta incertezza, perché mai un maestro d'arte venne chiamato "vir magnus" e mai un sovrintendente ai lavori venne chiamato "chomarcus".

Nonostante questi dubbi, resta la bella iscrizione, maestosa e nitida, a dare un senso di autentico da sapore di Medioevo alla facciata ripristinata.